Proposte del Mise per rafforzare il piano Industry 4.0: verso una nuova politica industriale

Proposte del Mise per rafforzare il piano Industry 4.0: verso una nuova politica industriale

 

Come cambieranno da qui al 2022 i crediti d’imposta R&S, Beni strumentali e Formazione

Le novità inerenti il nuovo Piano Transizione 4.0, contenuto nella prossima legge di Bilancio, sono state anticipate dal Sole 24 Ore e confermano quanto trapelato già da alcune settimane.
È in sede di discussione al MISE infatti la proroga degli incentivi previsti dal Piano Nazionale Industria 4.0 fino al 2022.
I nuovi incentivi dovrebbero partire, retroattivamente, per gli investimenti effettuati a partire da novembre 2020 fino al 2022, con consegna dei beni permessa fino a giugno 2023, clausola il versamento di acconti pari ad almeno il 20%.
Le misure interessate a questa novità sono il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali; credito d’imposta R&S, innovazione e design; credito d’imposta Formazione 4.0., tematiche già note e affrontate nel Piano Industry 4.0.
La proroga biennale consentirà alle imprese di poter pianificare meglio i piani di investimento, mentre il potenziamento delle aliquote e i tempi ridotti per utilizzare le agevolazioni garantiranno liquidità più immediata.

Credito d’imposta beni strumentali


L’agevolazione fiscale riconosciuta dallo Stato per gli investimenti sostenuti dalle imprese in beni strumentali ha sostituito le precedenti discipline di iper e super ammortamento, ereditandone gli ambiti applicativi ma mutando natura a credito d’imposta.
Credito che sarà applicabile agli investimenti effettuati nell’intervallo temporale 1° gennaio 2020 – 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti pari al 20% del costo di acquisizione.
È previsto inoltre un periodo minimo di compensazione dei crediti d’imposta che passa dagli attuali 5 a 3 o 1 anno.

Una seconda modifica migliorativa è relativa alla revisione dei tetti di spesa e delle aliquote per il 2021. Le percentuali rimarranno sempre differenziate a seconda che si tratti di beni del pacchetto Industria 4.0, di software e servizi digitali o di altri beni strumentali.

In particolare:

1. Beni strumentali tradizionali (non 4.0) – “Ex super ammortamento”

Solo per 2021:
– l’aliquota passa dal 6% al 10% (15% se beni per lo smart working) per investimenti in beni strumentali materiali effettuati da soggetti con ricavi o compensi inferiori a 5 milioni e termine di compensazione ridotto a 1 anno;
– beni immateriali (software) non legati a processi 4.0: riconosciuto credito di imposta al 6%.

2. Beni strumentali 4.0

Si specifica che l’utilizzo del credito diventa possibile già dall’anno dell’investimento (fa fede l’avvenuta interconnessione digitale) e non dal 1° gennaio successivo.

 

Credito d’imposta R&S, innovazione e design


Contrariamente al credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali appena trattati, le maggiorazioni previste dal nuovo piano Transizione 4.0 per il credito R&S, innovazione e design continueranno anche per il 2022.
– Le attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale in ambito scientifico e tecnologico saranno premiate con un credito d’imposta che passerà dal 12 al 20%, con un limite massimo da 3 a 5 milioni.
– Le attività di innovazione tecnologica potranno beneficiare di un credito che passerà dal 6 al 10% e un massimale di 3 milioni, anziché 1,5.
– Per progetti che riguarderanno la sostenibilità economica e digitale la nuova aliquota dovrebbe raggiungere il 15%.
– Il credito per le attività di design e ideazione estetica (con un limite massimo elevato da 1,5 a 3 mln) passerà dal 6 al 15%.

 

Credito di imposta formazione 4.0


È prevista la proroga con la possibilità di includere tra i costi ammissibili anche delle spese dirette per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori (attualmente è agevolabile il costo aziendale riferito alle ore o alle giornate di formazione dei lavoratori). Le aliquote dovrebbero rimanere invariate: 50% delle spese ammissibili per le piccole imprese, 40% per le medie e 30% per le grandi.

 

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